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    February 07

    riflettendo da: La felicità non può essere privata...

    - Sono un avvocato di 49 anni, abito a Catania, sono sposato, ho due figli, un appartamento dignitoso per cui entro l'anno avrò finalmente estinto il mutuo, due utilitarie in famiglia, un gatto, una discreta biblioteca e l'opportunità di effettuare qualche viaggio. Godo, inoltre, della compagnia di buoni maici e della stima di alcuni colleghi e magistrati. Nonostante tutto ciò, non posso davvero definirmi felice.-
     Questo è ciò che mi rimane di una lettera letta pochi giorni fa su un imporatnte quotidiano italiano.
    La domanda più immediata, siuramente anche la più superficiale che mi sia balzata alla mente è stata: " Ma se non lo è una tal persona, allora...cosa dovrebbe dire un operaio stipendiato 900€ mensili con evidenti difficoltà, per non parlare di casi estremi?
    Poi riflettenoci mi sono chiesta: la felicità può essere privata?
    Siamo davvero convinti che sia il "carpe diem"  da tutti decantato a regalarci veri "attimi eterni" di felicità? O pur non ammettendolo infondo puntiamo tutti un occhio al futuro e siamo condizionati da ciò che ci circonda e ci accade, anche se indirettamente?
    Il nocciolo della questione è questo: è concepibile una felicità personale disgiunta da una felicità sociale, considerata nella totalità dei suoi aspetti e delle sue relazioni? O non è piuttosto, quello che noi definiamo felicità personale il semplice togliersi qualche soddisfazione di tanto in tanto che provoca solo un piacere transitorio ed effimero?
    Felicità sociale in italia? Ah! Meglio farsi una risata...
    La desolazione ambinetale ed ecologica, lo stato di abbandono o di disagio in cui si trovano molti giovani, il degrado di molte zone mostruosamente cementificate, l'arretratezza del sistema stradale e ferroviario, la carenza dei servizi, la vacuità dell'informazione dei quotidiani nazionali, la precarietà occupazionale e l'impedimento ad assistere o addirittura a giocare gli incontri di calcio non possono certo dare come risultato il raggiungimento della felicità!
    La vera felicità, secondo me, è vivere in una collettività in cui ti senti parte integrante, in sintonia con l'organizzazione del tuo Paese che ben ti rappresenta e soddisfa le tue aspettative.
    La felicità è vedere che i tuoi sforzi, i tuoi sacrifici e i tuoi meriti vengano riconosciuti e non che il giullare di turno figlio di tizio cugino di caio balzi avanti, doppio passo e via...con ghigno beffardo prenda tutto ciò che forse meriteresti tu o comunque qualcuno di valore!
    E' innegabile però che la verà felicità sarà vedere i primi passi mossi da tuo figlio, il sorriso della tua unica persona speciale dopo una giornataccia o una serata con  una genuina bistecca e un genuino amico!!
    La felicià può essere privata!Fosse anche pubblica sarebbe doppia!no?!?
     

    Comments (1)

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    Bellissima riflessione, senza dubbio. Hai aperto due spiragli adesso... Il concetto di felicità sociale, che a mio avviso, non esiste; e quello di felicità relativa. Ecco secondo me noi ne siamo perennemente alla ricerca, anche se spesso e volentiri non lo dimostriamo direttamente, ma solo lamentandoci della situazione migliore di quello che ci sta di fianco... Purtroppo il nostro concetto di felicità (nostro di italiani, ovvero socialmente inferiori) consiste nell'automiglioramento della propria persona, che può avvenire in due modi: 1) migliorare la propria condizione sociale basandosi, ad esempio, sull'aumento di stipendio o sul pluripossesso di auto e/o beni (f)utili; 2) restare se stessi risultando migliorati basandosi solo ed esclusivamente sul fallimento altrui. In questo modo se io, poniamo, guadagno 100 ed il mio collega guadagna 100, in seguito alla crisi ci sarà un abbassamento che porterà me a guadagnare 90 e il mio collega a guadagnare 85. Pertanto, anche perdendo qualcosa io risulterò sempre nella condizione di migliore. In conclusione, secondo me dobbiamo liberarci dalle convenzioni della società e cercare sempre un automiglioramento fine a se stesso. Se si manifestasse come nel caso "2)", a quel punto non si chiamerebbe più automiglioramento, ma masturbazione.
    Feb. 7

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