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    January 16

    INTERVISTA AL LETTORE

    IN ITALIA NESSUNO LEGGE,NESSUNO HA TEMPO...MOLTI SCRIVONO(o almeno così cerdono)...NON LEGGERE E' RINUNCIA ALLA COMPRENSIONE E ALLA CURIOSITA'...SARA' CHE ESSERE IGNORANTI PIACE???
     
    Sono per strada nel tentativo di intervistare una specie umana in via di estinzione: il lettore. Il profluvio esondante di nuovi titoli di libri che ogni anno vengono pubblicati, hanno divorato quell’esemplare raro di una specie rada di arbusti lettori.

    Ore 15 e trenta, viale della Letteratura, Eur, Roma.
    - Scusi Signore, Le posso rivolgere una domanda?
    - Sì.
    - Qual è il suo ultimo libro letto?
    - Ah, mi scusi, ma non ho tempo da perdere.
    Pazienza, sono subito incappato in un signore molto indaffarato, infatti vedo che entra nel tempio della cultura olimpica: il Bar dello Sport.
    Proverò con il gentil sesso, le donne sono più amabili e accoglienti.
    - Signorina, mi scusi, le posso fare una domanda sulla lettura?
    - Fottiti!!
    Ecco, come dicevo, appunto. Proverò con un prelato, custode dei testi sacri, lui certo mi risponderà. Eccone giusto uno che attraversa il marciapiedi, ora lo abbocco.
    - Buon padre, mi scusi
    - Sì, figliuolo?
    - Le posso fare una domanda?
    - Ma certo caro, quante ne vuoi
    - Oh grazie buon padre
    - Ma di nulla figliuolo, è stato un piacere
    Che gentile il buon padre, lo sapevo che di lui mi potevo fidare. Ma… che caspita, la domanda, non gliel’ho posta, e ora dov’è finito? Accipicchia, dileguato, svanito, sfumato, sfatto.
    Ne devo trovare un altro… ecco, laggiù.
    - Padre, mi sente? Padre, aspetti - ecco gli sono vicino
    - Padre, buon pastore, le posso porgere una domanda?
    - Sine, fijo garo.
    - Padre, cosa pensa dei libri?
    - Ahg!
    - Che ha padre? Sta male?
    - Li libbri nun zo robba da gristiani, fiji nu’ li leggete.
    - Ma padre…
    - Vade retro.
     
     
    Sono sconsolato. Sono un altro dei tanti scrittori che non troverà mai un lettore. Dal numero di lettori che ho trovato e dal numero di libri che vengono stampati, mi rendo conto che la civiltà della tecnologia ha prodotto una desertificazione dei fruitori: con il computer tutti scrivono e con la televisione nessuno legge.

    Basta, me ne andrò a fare una passeggiata in montagna, lontano dalla rumorosa e dispersiva città. E intanto penso al bizzarro motivo che mi ha portato a fare lo scrittore, boh. Ah, povero poeta, né gloria né moneta.

    Eccomi qui, tra queste erbose terre, alberi tesi al cielo, nuvole impigliate tra le punte dei pini. Nuvoloni un po’ scuri, tra un po’, forse, pioverà. Sarà bene che mi ripari in quel rifugio. 
    Eccomi al sicuro, ma c’è qualcuno…
    - Buona sera.
    - Ahg, che spavento.
    - Mi scusi, pensavo che fosse disabitato; sa, fuori minaccia pioggia.
    - Prego prego, entri pure.
    - Grazie. 
    Vedo che l’uomo sta chino sul tavolo, mi avvicino e vedo che… oddio, che turbamento, quest’uomo legge un libro
    - Ma sta leggendo un libro?!
    - Ehm, no no, è solo carta per il fuoco.
    - Carta scritta, rilegata e con la copertina?
    - Ehm, sì
    - Bene, allora lasci che l’aiuti, dia a me, accendo io
    - Noooo
    - Ah, ah, lo sapevo, lei sta leggendo
    - Ebbene sì, ma non lo dica a nessuno se no poi vengono frotte di sedicenti scrittori a costringermi a leggere tutto quello che vogliono loro.
    - Ah, capisco.
    - Quelli sono affamati di lettori, e se vengono a sapere che sono qui, poi non mi darebbero più pace. Siamo rimasti in pochi, ormai, e ci riuniamo una volta alla settimana per discutere di libri… 
    - E vi riunite quassù?
    - Sì, dobbiamo nasconderci, se ci individuassero quelli sarebbero capaci di tutto.
    - Quelli chi?
    - Gli scrittori, la massa informe di quelli che invece di zappare la terra si mettono una penna in mano e imbrattano vergini fogli bianchi.
    - Ma lei legge però.
    - Tutti possono scrivere, ma pochi ci riescono. Tutti possono camminare, ma pochi sanno dove vanno. E quelli che vengono a cercarci, per farci leggere le loro robe, o per intervistarci sul perché si legge poco eccetera, sono proprio quelli che non hanno nulla da dire e cercano l’udienza di chi non ha orecchie. Capisce?
    - Temo di sì.
    - Ma lei, che lavoro fa?
    - Io?
    - Sì, lei, che lavoro fa?
    - Zappo la terra. 
     

    Alimberto Torri